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Ma almeno le scuole le vogliamo sicure? |
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Written by Staff Pbc Puglia
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Il Regolamento (CE) 182 del 6 marzo 2009 (che modifica il Regolamento (CE) 1019/2002) impedisce l'uso del “Made in Italy” per l'extravergine ottenuto dalla commistione di olii di diversa origine, senza alcuna informazione chiara e trasparente.
L'estensione dell'obbligo di indicare in etichetta l'origine delle olive impiegate per produrre l'olio extravergine in tutti i Paesi europei è una risposta concreta finalizzata a garantire i diritti del consumatore e a combattere le truffe. Nonostante l’Italia sia il secondo produttore europeo di olio d’oliva, con due terzi della produzione extravergine e con 38 denominazioni tra Dop ed Igp riconosciute dall’Unione Europea, “nel 2008 - secondo Coldiretti - ha importato 485 milioni di chili di olio di oliva che in assenza di etichettatura si 'confondono' con la produzione nazionale che è stata pari a poco piu' di 600 milioni di chili. In altre parole quasi una bottiglia su due realizzata in Italia contiene olio proveniente da olive straniere”.
La Coldiretti estende la necessità dell’etichettatura dell’origine degli ingredienti a tutti i prodotti agroalimentari. Il Presidente della Coldiretti Puglia, Pietro Salcuni, afferma, in merito al maxisequestro di funghi in salamoia, pari a 44 tonnellate, provenienti dalla Cina, compiuto dai NAS di Bari presso una industria conserviera di Cerignola (Foggia), che tale vicenda “è l’ennesima dimostrazione di quanto sia determinante l'emanazione di una legge che renda obbligatoria l'indicazione dell’origine di tutti i prodotti agroalimentari, quale unica forma di tutela per i consumatori e per gli imprenditori del settore agroalimentare…commercializzare e utilizzare nella ristorazione funghi cinesi proprio in Puglia, patria del fungo cardoncello, è realmente un paradosso”. Viene illegalmente utilizzato il marchio "madein Puglia", a danno dell'imprenditoria agricola pugliese e dei consumatori, per una serie di alimenti tra cui il latte e i suoi deriati, il grano duro e ovviamente l'olio extravergine d'oliva.
La Puglia è, dunque, una delle regioni più toccate da questo male. I dati rilasciati dalla Coldiretti Puglia ci informano che, nonostante qui esistano più di 1200 frantoi ,circa 2.000.000 quintali di olio, pari alla produzione regionale, vengono importati annualmente per essere miscelati con l'olio d'oliva pugliese, contestualmente viene spacciato come pregiato “oro pugliese” olio straniero e, per giunta, non di oliva. Per tutti questi motivi già dal 2008 la regione Puglia ha proclamato guerra all’olio di oliva miscelato.
Un utilissimo strumento a disposizione dei NAS per arginare il cancro della sofisticazione dell’olio di oliva è l’esame della risonanza magnetica nuclerare (NMR) che permette di risalire all’origine geografica di produzione delle olive e della coltivazione degli alberi che hanno prodotto le olive stesse. Il ministero delle dogane è, dunque, in grado di rilasciare analisi certificate che attestano se si tratta di olio al 100% di solo oliva e, nel caso, di rintracciare eventuali tracce di fitofarmaci. Il forte limite di questa tecnica è rappresentato principalmente dal suo elevatissimo costo, rispetto alle tecniche usualmente utilizzate per questo tipo di analisi, ma anche dalla necessità della presenza di uno staff di operatori altamente specializzati. Ciononostante esistono dei vantaggi innegabili legati all’esame della risonanza magnetica nucleare, principalmente dovuti al fatto che l’analisi viene effettuata direttamente sul campione senza necessità di estrazioni o altre manipolazione del campione e che si possono ottenere, in un tempo relativamente breve ed in un unico esperimento, informazioni qualitative e quantitative riguardanti numerosi composti presenti nell’olio.
Da Nord a Sud gli olivicoltori lamentano di non riuscire a stare sul mercato e di produrre sotto costo. A peggiorare la situazione contribuisce la concorrenza del mercato estero. Tonnellate di olive, provenienti in particolare da Spagna, Tunisia e Grecia, stanno soffocando il mercato italiano e i nostri produttori -rimarca la Cia- sono costretti ad incassare quotazioni sempre più basse che vanno ad amplificare un clima di sfiducia riguardo ai panorami futuri delle imprese. Il problema più urgente è, quindi, quello di fornire agli olivicoltori italiani gli strumenti necessari per poter competere sul mercato. Di qui la necessità di interventi concreti e immediati a sostegno delle aziende che, altrimenti, rischiano di fallire. Tra questi, soprattutto, la dichiarazione dello stato di crisi per far posticipare i pagamenti contributivi e fiscali, garantendo così un minimo di serenità ai lavoratori del settore.
Bianca de Laurentis
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